Quasi tutte le curiosità sul deserto del Sahara che circolano sono sbagliate, o almeno incomplete. Il Sahara non è una distesa infinita di dune: solo un quarto della sua superficie è sabbia. Non è sempre stato arido: cinquemila anni fa era una savana percorsa da fiumi e popolata da ippopotami. E non è nemmeno un luogo isolato dal resto del pianeta, visto che la sua polvere attraversa l'Atlantico e concima la foresta amazzonica. In questa guida raccogliamo i fatti verificati sul più grande deserto caldo del mondo, dai numeri della geografia al clima, dalla fauna ai popoli che lo abitano, per poi spiegarvi come vederlo davvero con un tour del deserto a Merzouga di 3 giorni o un viaggio nel deserto del Marocco di 6 giorni.
Quanto è grande il Sahara: i numeri che non vi aspettate
Il Sahara copre circa 9,2 milioni di chilometri quadrati. Per dare una misura comprensibile: è più o meno la superficie degli Stati Uniti o della Cina, ed è trenta volte l'Italia. Nonostante questo primato, il Sahara non è il deserto più esteso del pianeta in assoluto: è il terzo, preceduto dai deserti freddi dell'Antartide e dell'Artico, che tecnicamente sono deserti perché ricevono pochissime precipitazioni. Il titolo che il Sahara detiene senza discussione è quello di più grande deserto caldo del mondo.
Si estende dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso e attraversa dieci Paesi: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Sudan. Il Marocco occupa il margine nord-occidentale del sistema, ed è proprio questo che lo rende la porta d'accesso più pratica per chi parte dall'Europa: poche ore di volo, poi una giornata di strada dalle città imperiali alle prime dune. Se volete un quadro completo della regione, la nostra pagina dedicata al deserto del Sahara in Marocco raccoglie geografia, stagioni e itinerari.
Il nome è una ripetizione
Piccola curiosità linguistica: "Sahara" viene dall'arabo ṣaḥrāʾ, che significa semplicemente "deserto". Dire "deserto del Sahara" equivale quindi a dire "deserto del deserto". È una tautologia che nessuno ha più voglia di correggere, un po' come accade con altri toponimi geografici in giro per il mondo.
Solo un quarto del Sahara è sabbia
È il dato che smonta l'immaginario collettivo costruito dal cinema. Circa il 25 per cento della superficie sahariana è coperto di sabbia, organizzata in quelli che i geografi chiamano erg, letteralmente "mari di sabbia". Il restante 75 per cento è tutt'altro paesaggio:
- Hamada — vasti altopiani di roccia nuda, spazzati dal vento e privi di copertura sabbiosa. È il paesaggio dominante di gran parte del Sahara marocchino orientale.
- Reg — distese piatte di ghiaia e ciottoli, compattate dal vento fino a sembrare una massicciata naturale.
- Uadi — valli e letti fluviali secchi, che si riempiono solo dopo piogge eccezionali e possono trasformarsi in torrenti nel giro di poche ore.
- Montagne — catene interne che superano i tremila metri, spesso di origine vulcanica.
- Oasi — le fasce verdi lungo le falde acquifere, dove si concentra tutta l'agricoltura del deserto.
Le dune che esistono, però, sono spettacolari: alcune raggiungono i 180 metri di altezza, quasi la metà dell'Empire State Building. In Marocco l'Erg Chebbi, il mare di sabbia vicino a Merzouga, sfiora i 150 metri: salire fino alla cresta all'alba richiede una ventina di minuti di cammino faticoso nella sabbia, e ripaga con una vista che va da orizzonte a orizzonte. Il punto più alto di tutto il Sahara, invece, si trova lontanissimo dal Marocco: è il vulcano Emi Koussi, 3.415 metri, nel massiccio del Tibesti in Ciad.
Caldo estremo, notti gelide, pioggia quasi assente
Nel Sahara centrale le temperature estive superano regolarmente i 38-46 gradi, e il valore massimo attendibile mai registrato in Africa è di 55 gradi a Kebili, in Tunisia. Ma la curiosità che spiazza chi visita il deserto per la prima volta è l'opposto: di notte, in inverno, la temperatura può scendere sotto lo zero, soprattutto in quota. L'aria secca e l'assenza di umidità non trattengono il calore accumulato durante il giorno, che si disperde verso il cielo appena tramonta il sole.
Il risultato è un'escursione termica giornaliera di 30-40 gradi: si passa dal mezzogiorno rovente alla mezzanotte quasi glaciale nello stesso posto e nello stesso giorno. È il motivo per cui nel bagaglio per il deserto del Marocco servono sempre strati caldi, anche a luglio.
Quanta pioggia cade nel Sahara
Gran parte del Sahara riceve meno di 25 millimetri di pioggia all'anno, e nelle zone iperaride del cuore del deserto possono passare anni interi senza una sola precipitazione misurabile. Quando piove, però, piove tutto insieme: rovesci violenti e brevissimi che riempiono gli uadi e provocano piene improvvise. In Marocco le rare piogge autunnali bastano a far rinverdire i pascoli e a rimettere in moto la vita nomade delle zone pre-sahariane.
Il deserto si sta allargando
Nell'ultimo secolo il Sahara si è esteso di circa il 10 per cento, per effetto combinato dei cicli climatici naturali e del riscaldamento globale di origine antropica. La desertificazione preme soprattutto sul margine meridionale, il Sahel, dove minaccia direttamente le comunità agricole.
Il Sahara verde: quando c'erano ippopotami e coccodrilli
Questa è, senza esagerare, la curiosità più straordinaria di tutte. Tra 11.000 e 5.000 anni fa il Sahara era verde: una savana attraversata da fiumi, punteggiata di laghi e popolata da una fauna che oggi associamo all'Africa subsahariana. I climatologi chiamano quella fase Periodo Umido Africano.
Le prove non sono solo geologiche. In tutto il Sahara, dall'Algeria alla Libia fino al sud del Marocco, si trovano graffiti rupestri incisi e dipinti dalle popolazioni dell'epoca: raffigurano ippopotami, coccodrilli, giraffe, elefanti e mandrie di bovini al pascolo. Nessuno di questi animali potrebbe sopravvivere oggi dove quelle rocce si trovano. Sono, letteralmente, le fotografie di un altro clima.
Un ciclo di 41.000 anni
Il fenomeno non è stato un episodio isolato. Il Sahara torna verde all'incirca ogni 41.000 anni, seguendo le oscillazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre. Quando l'inclinazione aumenta, l'emisfero settentrionale riceve più radiazione estiva, il monsone nordafricano si rafforza e spinge le piogge molto più a nord del solito. Quando l'inclinazione diminuisce, il monsone si ritira e la savana torna deserto nel giro di qualche millennio. Il Sahara che vedete oggi è quindi una fase di un pendolo, non uno stato permanente.
Tempeste di sabbia e polvere che arriva fino in Amazzonia
Le tempeste di sabbia sono parte integrante della vita sahariana. I venti stagionali sollevano muri di particelle che riducono la visibilità a pochi metri e possono durare ore. In Marocco il fenomeno è più frequente tra febbraio e maggio ed è generalmente di intensità moderata: raramente compromette un viaggio, ma spiega perché il turbante berbero non è un accessorio folkloristico e perché ogni guida ve ne offre uno prima di salire sulle dune.
Il seguito della storia è quasi incredibile. La polvere sollevata dal Sahara attraversa l'Oceano Atlantico e concima la foresta amazzonica. Ogni anno circa 22.000 tonnellate di polvere ricca di fosforo si alzano dalla depressione del Bodélé, in Ciad — il fondo prosciugato di un antico lago — e vengono trasportate dagli alisei per oltre 5.000 chilometri. Quel fosforo rimpiazza i nutrienti che le piogge tropicali dilavano continuamente dal suolo amazzonico. Il deserto più arido del mondo, insomma, è indispensabile alla sopravvivenza della foresta più umida del mondo.
La stessa polvere raggiunge regolarmente anche l'Europa, Italia compresa: sono gli episodi di cielo giallastro e di "pioggia di sabbia" che sporca le automobili, più frequenti in primavera, quando le correnti meridionali risalgono il Mediterraneo. Occasionalmente la polvere sahariana arriva fino alle Alpi, dove si deposita sui ghiacciai e ne accelera la fusione scurendone la superficie.
La fauna: chi vive davvero nel deserto
Il Sahara è tutt'altro che privo di vita. Gli animali che lo abitano hanno sviluppato adattamenti che sembrano progettati in laboratorio:
- Fennec (Vulpes zerda) — la volpe più piccola del mondo e l'icona indiscussa del deserto. Le sue orecchie enormi servono a disperdere il calore corporeo e a individuare le prede che si muovono sottoterra. È notturno e scava tane profonde per sfuggire al sole.
- Antilope addax — capace di sopravvivere quasi senza bere, ricavando acqua dalle piante di cui si nutre. È oggi gravemente minacciata.
- Gazzella dorcas — piccola e velocissima, attiva soprattutto all'alba e al tramonto.
- Varano del deserto — il rettile più grande della regione, che passa le ore più calde nascosto tra le rocce.
- Scorpioni, incluso il temuto deathstalker, e una notevole varietà di insetti e aracnidi notturni.
- Ghepardo sahariano — in pericolo critico, ormai ridotto a pochissimi esemplari nelle aree più remote.
- Dromedario — attenzione, non è un animale selvatico: nel Sahara è domestico da millenni. Quello su cui salirete durante un giro in cammello in Marocco discende dagli animali delle carovane.
Flora: poche specie, straordinariamente attrezzate
La vegetazione sahariana è concentrata dove c'è acqua, ma non manca del tutto. La palma da dattero è la regina delle oasi, capace di prosperare con le radici nell'acqua salmastra e la chioma al sole. Ci sono poi acacie dalle radici lunghe decine di metri, tamerici tolleranti al sale, arbusti spinosi e, dopo le rare piogge, piante effimere che completano l'intero ciclo vitale in poche settimane prima che il suolo torni arido.
Oasi, laghi e le khettara marocchine
Contrariamente alla sua fama, il Sahara conta oltre 20 laghi permanenti e un numero altissimo di oasi, alimentate da falde acquifere profonde che in molti casi si sono formate durante le fasi umide di migliaia di anni fa. Sono questi punti d'acqua ad aver reso possibile sia la vita animale sia gli insediamenti umani e le rotte commerciali.
Il Marocco ha risolto il problema dell'acqua con una soluzione ingegneristica antica e geniale: le khettara, reti di gallerie sotterranee scavate a mano che intercettano la falda ai piedi delle montagne e la conducono per chilometri fino ai campi, sfruttando solo la pendenza naturale. Poiché l'acqua scorre sottoterra, l'evaporazione è quasi azzerata. Alcune khettara della regione di Erfoud e del Tafilalet irrigano i palmeti da secoli. Abbiamo dedicato all'argomento un approfondimento completo su le khettara e l'irrigazione sotterranea del Marocco.
I popoli del deserto: berberi, tuareg e carovane del sale
Il Sahara è abitato da almeno 10.000 anni. I suoi popoli storici sono i berberi (amazigh), presenti in tutto il Nord Africa e maggioritari nelle campagne marocchine, e i tuareg, i cosiddetti "uomini blu" per via dell'indaco dei loro turbanti, che tradizionalmente controllavano le rotte del Sahara centrale. Accanto a loro sopravvivono gruppi di nomadi che ancora oggi si spostano con le greggi seguendo i pascoli stagionali: nei dintorni di Merzouga capita di incontrarne le tende scure di lana di capra. Se volete capire meglio chi incontrerete durante il viaggio, leggete la nostra guida sui berberi del Marocco.
Le carovane del sale e Timbuctù
Per secoli il Sahara non è stato una barriera ma un'autostrada commerciale. Le carovane trans-sahariane collegavano l'Africa subsahariana ai porti del Mediterraneo trasportando oro, schiavi, avorio, spezie e soprattutto sale, estratto in lastre dalle miniere del deserto e scambiato quasi alla pari con l'oro nei mercati del sud. Timbuctù, nell'attuale Mali, divenne il nodo più celebre di questa rete: città di mercanti e di manoscritti, il cui nome è diventato in Europa sinonimo di luogo irraggiungibile.
Il Marocco fu uno dei terminali settentrionali di quel sistema: le carovane risalivano la valle del Draa e il Tafilalet fino a Sijilmassa, e le ricchezze che ne derivavano finanziarono le dinastie che costruirono le città imperiali. I trekking in dromedario che oggi si fanno al tramonto sulle dune sono i discendenti diretti, in scala turistica, di quelle spedizioni.
Fossili di dinosauri e set cinematografici
Il Sahara custodisce alcuni dei giacimenti fossiliferi più importanti del pianeta. Da rocce che un tempo erano letti di fiume sono emersi lo Spinosaurus, il più grande dinosauro carnivoro conosciuto, più grande del Tyrannosaurus rex, e il Carcharodontosaurus. Vicino a Erfoud, sul margine marocchino del deserto, i trilobiti sono così abbondanti che gli artigiani locali li estraggono, li levigano e li trasformano in tavoli, piani e oggetti decorativi venduti nei laboratori lungo la strada per Merzouga: è una tappa che quasi tutti i tour includono.
Sul fronte dell'immaginario, il deserto ha fatto la fortuna del cinema. Le distese della Tunisia sono diventate il pianeta Tatooine di Star Wars — e il nome deriva proprio dalla cittadina tunisina di Tataouine. Lawrence d'Arabia (1962) fu girato in gran parte in ambienti sahariani, mentre in Marocco è Ouarzazate, con i suoi studi cinematografici, a essere diventata la "Hollywood del deserto": lì e nella vicina Aït Ben Haddou sono state girate scene di Il Gladiatore, Il Trono di Spade e decine di altre produzioni. In letteratura, Antoine de Saint-Exupéry trasse dalle sue trasvolate sahariane l'ispirazione per Il Piccolo Principe (1943), e Il tè nel deserto di Paul Bowles (1949) resta il romanzo che meglio ha raccontato il deserto nordafricano.
Come vivere il Sahara in Marocco
Non serve attraversare il Sahara per capirlo: basta raggiungerne il bordo marocchino, dove il deserto è accessibile, organizzato e sicuro. Ci sono due porte d'ingresso principali.
Merzouga ed Erg Chebbi
È la destinazione classica, e per buone ragioni: le dune di Erg Chebbi sono le più alte e fotogeniche del Paese, arrivano a circa 150 metri e formano un vero mare di sabbia lungo una trentina di chilometri. Da Marrakech si raggiunge in una giornata di strada attraverso il passo di Tizi n'Tichka, con sosta ad Aït Ben Haddou e nella valle del Dades. Il tour del deserto di Merzouga di 3 giorni è la formula più richiesta e comprende trekking in dromedario al tramonto, notte in campo tendato e alba sulle dune. Per un quadro completo delle attività disponibili sul posto, dal sandboarding ai villaggi gnaoua, trovate tutto in cosa fare a Merzouga.
Zagora ed Erg Chigaga
Più a ovest, la valle del Draa porta a Zagora e, oltre M'hamid, all'Erg Chigaga: dune più basse ma un ambiente decisamente più remoto e selvaggio, raggiungibile solo in fuoristrada. Zagora è anche l'opzione più rapida da Marrakech, ideale quando avete poco tempo: il tour del deserto di Zagora di 2 giorni permette di dormire nel Sahara anche in un fine settimana lungo.
Quando andare e come inserirlo nel viaggio
Il periodo migliore va da ottobre a maggio: primavera e autunno offrono giornate tra i 18 e i 30 gradi, ideali per camminare sulle dune. L'estate è durissima, con punte oltre i 40 gradi, mentre in inverno le giornate sono splendide ma le notti gelide. Se volete unire il deserto alle medine e alla costa, il viaggio in Marocco di 7 giorni combina città imperiali e Sahara, mentre il viaggio nel deserto del Marocco di 6 giorni resta più a lungo tra gole, oasi e kasbah. Per la pianificazione passo passo trovate tutto in come organizzare un tour nel deserto del Sahara, e per capire quale deserto fa per voi il confronto tra Agafay, Merzouga e Zagora.
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Scopri i Tour Organizzati Richiedi un Preventivo GratuitoDomande Frequenti sul Deserto del Sahara
Quanto è grande il deserto del Sahara?
Il Sahara copre circa 9,2 milioni di chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella degli Stati Uniti o della Cina. È il più grande deserto caldo del pianeta e il terzo in assoluto dopo i deserti freddi dell'Antartide e dell'Artico.
Quanti Paesi attraversa il Sahara?
Dieci: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Sudan. Per i viaggiatori italiani il punto d'accesso più comodo resta il Marocco, con le dune di Erg Chebbi vicino a Merzouga.
Il Sahara è tutto sabbia?
No, e questa è la curiosità che sorprende di più. Solo circa un quarto della superficie è sabbia, organizzata in erg o mari di sabbia. Il restante 75 per cento è hamada, altopiani rocciosi, distese di ghiaia chiamate reg, valli secche, montagne e oasi.
Quanto sono alte le dune di Erg Chebbi?
Le dune di Erg Chebbi raggiungono circa 150 metri di altezza, mentre altrove nel Sahara alcune dune arrivano a 180 metri. Salire in cima all'alba richiede una ventina di minuti di cammino nella sabbia ed è l'esperienza più fotografata di tutto il viaggio.
Che temperature si raggiungono nel Sahara?
In estate nel Sahara centrale si superano regolarmente i 38-46 gradi, e il record africano attendibile è di 55 gradi registrato a Kebili in Tunisia. Le notti invernali possono invece scendere sotto lo zero, con un'escursione termica giornaliera anche di 30-40 gradi.
È vero che il Sahara era verde?
Sì. Tra 11.000 e 5.000 anni fa il Sahara era una savana con laghi, fiumi, ippopotami e coccodrilli, durante quello che i climatologi chiamano Periodo Umido Africano. I graffiti rupestri sparsi nella regione raffigurano proprio quegli animali e mandrie al pascolo.
Ogni quanto il Sahara torna verde?
Il ciclo si ripete all'incirca ogni 41.000 anni ed è governato dalle oscillazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre, che rafforzano o indeboliscono il monsone nordafricano. Non è quindi un fenomeno legato al turismo o a interventi umani, ma un ritmo astronomico.
Quali animali vivono nel deserto del Sahara?
Il più celebre è il fennec, la volpe più piccola del mondo con orecchie enormi che disperdono il calore. Vivono nel Sahara anche la gazzella dorcas, l'antilope addax, il varano del deserto, lo scorpione e naturalmente il dromedario, che però è un animale domestico e non selvatico.